L’evoluzione del mondo IT procede a ritmi sempre più serrati e, come per tutte le società che lavorano in questo campo, stare al passo con l’evoluzione delle tecnologie e delle metodologie è fondamentale. Come CTO, insieme ai responsabili delle linee di produzione e ai Project Manager di Roma e Napoli, abbiamo stabilito le linee strategiche tecnologiche e metodologiche da adottare. Le scelte riguardano diversi aspetti come l’adozione di un framework o la definizione di un'architettura standardizzata (ad esempio su Cloud con Kubernetes), il delineamento di percorsi di formazione e di Knowledge Transfer all’interno dell’azienda e, non meno importante, le tecnologie per condividere internamente ed esternamente le informazioni e costruire quella che rappresenta la conoscenza collettiva di un’azienda, uno degli asset più importanti. Dalla mia prospettiva, una delle parti più belle del lavoro è proprio il rapporto con le persone: vedere lo sforzo che facciamo tutti per fare le scelte giuste e al passo con i tempi e lavorare in modo concertato secondo una visione comune dell’evoluzione sia tecnologica che metodologica.

La Ricerca & Sviluppo per società come la nostra è fondamentale proprio per permettere al board di fare scelte in linea con i cambiamenti e le evoluzioni tecnologiche e metodologiche, scelte di cui parlavo prima. L’evoluzione verso le architetture cloud-native è una delle aree su cui stiamo investendo di più e su cui GreenVulcano sta costruendo un’ottima esperienza. Infatti, tale ecosistema è caratterizzato da dinamiche in forte crescita. Infine, Kubernetes sta diventando sempre più uno standard che ormai è disponibile sui principali cloud provider nel mondo. 

Gartner, grazie al suo punto di osservazione privilegiato, è sempre un ottimo riferimento per capire come si muovono alcune dinamiche evolutive a livello mondiale. La Cybersecurity, proprio come conseguenza della forte cloudificazione delle infrastrutture e, non meno significativa, della remotizzazione delle attività lavorative, anche forzata dalla pandemia, è un tema imprescindibile e inderogabile che GreenVulcano, come tutti, deve affrontare. Si parla, infatti, sempre più di architetture “Zero trust” che non riguardano solo la protezione dei confini periferici dei server di un'azienda, ma che stanno permeando anche all’intero delle aziende stesse, ormai distribuite nel cloud. Del cloud-native, invece, ne parlavamo prima ed è sicuramente uno dei punti centrali per GreenVulcano. Infine, gli altri due temi afferenti ad automazione e AI, sono punti su cui GreenVulcano e le Spin-off Automyo e Sensoworks stanno costruendo il loro business già da qualche anno.

Avete mai sentito parlare di vendor lock-in? Di cosa si tratta e come mai può essere un vincolo per l’azienda fornitore e i propri clienti?

Spesso le imprese fornitrici mirano a instaurare con i propri clienti un rapporto diretto e continuativo basato sulla fiducia e, nel tempo, sulla loyalty. Non sempre, però, tale relazione è di facile gestione. Il vendor lock-in entra in gioco quando un’azienda cliente si lega al proprio fornitore di prodotti e servizi in maniera esclusiva, divenendone dipendente - dal servizio offerto, dal prodotto realizzato ad hoc o dalla tecnologia impiegata - al punto da non poter recedere dal rapporto così facilmente. Il cambiamento risulta sì possibile ma solo a seguito di uno sforzo elevato e dispendioso in termini di risorse ed effort. Si parla, infatti, di effetto lock-in.

Che cosa comporta il vendor lock-in?

Se da un lato, lavorare con un numero ristretto di fornitori porta alla riduzione della complessità dei processi e alla loro omogeneità; dall’altro, riduce la capacità di negoziazione da parte del cliente stesso. Inoltre, aumentando gli ostacoli contrattuali e organizzativi, l’eventuale passaggio da un fornitore all’altro diventa sempre più complicato. Pensate alla fornitura di servizi e/o prodotti tecnologici: ci sono le condizioni di licenza da rispettare e gli investimenti che vengono effettuati per formare il team di progetto, in termini di aggiornamento e sviluppo delle skills specifiche - soprattutto nel caso di progetti annuali - sono di per sé elevati. Ecco perché, in seguito, si genera con il proprio cliente l’effetto lock-in.

Perchè GreenVulcano ha adottato l’approccio no vendor lock-in

Tipicamente quando viene effettuato uno sviluppo di prodotto significativo - o meglio, che può impattare sui sistemi a supporto del core business aziendale, due delle principali preoccupazioni di chi deve scegliere il partner/fornitore a cui affidarsi sono - nel breve termine - l’efficacia, ossia che la soluzione venga erogata nei tempi e sia di qualità e - nel lungo termine - ciò che accade dopo il rilascio. Il cliente teme che tale soluzione possa dipendere dal fornitore, e quindi vorrebbe avere la certezza di potersi eventualmente rivolgere altrove. Quali soluzioni? GreenVulcano adotta un approccio diverso da quello attualmente presente sul mercato: il rapporto che intende instaurare con le aziende clienti non è il classico rapporto di tipo cliente-fornitore ma in qualità di partner. Instaurare una partnership garantisce un vantaggio sia a chi rivende prodotti al cliente finale, sia a chi si impegna a far crescere la qualità del prodotto stesso. In questo modo, il rapporto diventa automaticamente di lungo periodo, ottenendo un win-win. Nello specifico, spiega Gaetano Rossi, Vice President & General Director di GreenVulcano:

Puntiamo all’efficacia, offrendo un prodotto di qualità nel rispetto dei tempi, e forniamo degli strumenti che consentono al cliente di cambiare quando vuole. Il cliente sceglierà di restare con noi se e solo se crederà di aver lavorato bene, ossia quello che facciamo è impostare i progetti seguendo una metodologia agile, che consente la massima condivisione del know-how con il cliente. Il cliente viene coinvolto in tutte le fasi di realizzazione del progetto: acquisisce da subito le informazioni necessarie e tutto il know-how accumulato viene gestito all’interno di spazi/repostory co-gestite da cliente e fornitore.

- Gaetano Rossi, Vice President & General Director di GreenVulcano

Qual è l’approccio che GreenVulcano adotta per i propri clienti

Come affermato da Livia Bochicchio, Scrum Master e Project Manager in GreenVulcano:

Il cliente è in grado di seguire il progetto - e successivamente il prodotto sviluppato - in autonomia, grazie alla manualistica e alle istruzioni che vengono fornite dal nostro team o, addirittura, al codice sorgente rilasciato. A fine progetto, solitamente, condividiamo i repository di informazioni: un pacchetto completo sia a livello di codice che di informazione correlata. È la nostra modalità di porci con il cliente in maniera trasparente e sincera, dando al cliente la completa disponibilità e autonomia. Credo che questo possa divenire un vantaggio piuttosto che un problema in termini di fidelizzazione, anche perché permette al cliente stesso di lavorare “chiavi in mano” nelle migliori condizioni possibili

Il nostro punto di forza? Forniamo tutta la documentazione tecnica a corredo del prodotto funzionante, spieghiamo perché funziona e quali possono essere gli eventuali problemi che andranno a presentarsi. Puntiamo alla soddisfazione qualitativa del cliente, non alla dipendenza dato che i progetti possono durare anni. Vogliamo che i clienti restino e lavorino con noi perchè soddisfatti della nostra modalità di lavoro. Quando c’è un problema - ad esempio se durante le fasi di testing emergono degli intoppi - forniamo un report su quello che è successo e delle ipotesi di ulteriori problemi che potrebbero verificarsi per agevolare il cliente nella risoluzione. Qualitativamente, quindi, offriamo un prodotto completo a 360°, con l’obiettivo di non rendere totalmente dipendente il cliente da noi ed evitare l’effetto lock-in”. 

Livia Bochiccio, Scrum Master & Project Manager in GreenVulcano

Parole chiave dell’approccio no vendor lock-in?

Autonomia, trasparenza, fiducia, know-how. 

Volete saperne di più? Scriveteci, saremo felici di raccontarvi la nostra realtà e la nostra offerta.

"Nonostante il crollo del mercato dell'auto nel 2020, le soluzioni per l'auto intelligente e connessa hanno retto l'urto della pandemia, segnando solo una leggera flessione, compensata dalla crescita dei veicoli connessi circolanti in Italia e delle componenti del mercato più innovative, come i servizi abilitati dai dati raccolti dalle smart car – ha affermato Giulio Salvadori, Direttore dell'Osservatorio Connected Car & Mobility della School of Management del Politecnico di Milano.

Questi ultimi, provenienti esclusivamente dalle auto intelligenti - stando a quanto stimato da ResearchMarket - hanno generato un valore di mercato pari a 4 miliardi di dollari. Non a caso, le stesse imprese intravedono nei dati che questi dispositivi possono rendere disponibili numerose potenzialità, tra cui il pagamento di alcune funzionalità dell’auto solo se in uso e le polizze assicurative per i possessori di auto ibride con un premio personalizzato sulla base dell'alimentazione utilizzata. Difatti: 

Il fermento del mercato è testimoniato dalle tante innovazioni che attraversano il settore, come i nuovi modelli di business e di pricing basati sulla valorizzazione dei dati e l'evoluzione tecnologica trainata dal 5G e dai sistemi per la guida autonoma, oltre che dai numerosi benefici che le smart car possono generare per consumatori, imprese e per la società nel complesso, dalla maggiore sicurezza alla riduzione delle emissioni di gas serra, dalle polizze assicurative personalizzate all'ottimizzazione della gestione delle flotte aziendali” - ha continuato Salvadori.

Nel caso delle polizze assicurative, esiste oggi la possibilità di stipulare polizze in cui il premio varia in base a quanti e quali Sistemi Avanzati di Assistenza alla Guida (ADAS) sono presenti nel veicolo. Per esempio, per un'auto dotata di questi sistemi con cilindrata compresa fra 1.300 e 1.800 cc e con un premio iniziale di 170-200 euro l'anno è possibile ridurre il rischio di incidenti del 15-20%, con conseguente sconto sul premio assicurativo pari a 25-40 euro all’anno.

Sulla base di tali premesse, nei prossimi 10-20 anni si assisterà a una drastica contrazione del mercato legato all’assicurazione RC auto tradizionale. Secondo alcuni studi, nel 2040, la diminuzione attesa dei premi sarà pari al 70-80%, con un progressivo spostamento da polizze individuali a polizze collettive (conseguenza della diffusione della sharing mobility).

Quali le prospettive future per automobilisti e assicuratori?

Da un lato, gli utilizzatori puntano al risparmio sui costi della polizza auto; dall’altro, il comparto assicurativo mira a tarare il prezzo su un calcolo del rischio più accurato. Si parla, infatti, di usage-based insurance (UBI), naturale evoluzione della tradizionale polizza RC auto. Un’evoluzione che, per diffondersi all’interno del nostro Paese, presuppone un cambio culturale e normativo, destinato a modificare radicalmente il paradigma delle insurance tech. Passeremo, infatti, da una polizza per veicolo ad una polizza ad personam. Di conseguenza, la scatola nera non verrà vista solo come mero strumento di controllo, ma come strumento in grado di abilitare nuove forme di mobilità

Oggi - per esempio - esistono offerte molto convenienti per le persone che usano l’auto in maniera sporadica. Nello specifico, per i clienti che guidano raramente o solo per brevi tragitti, il premio annuo di una polizza standard può risultare sproporzionato rispetto all’effettiva necessità della copertura. Allo stesso tempo, rinunciare all’auto può essere difficile se si abita o si lavora in una zona poco servita dai mezzi pubblici. La soluzione in questo caso potrebbe essere un’assicurazione a chilometri, opzione che garantisce un sicuro vantaggio in termini di costi totali. Questo tipo di polizza prevede il pagamento di una quota fissa, inferiore alla media dei premi assicurativi, e di una quota variabile in base ai km percorsi dal cliente. Il risparmio, rispetto a un premio assicurativo tradizionale, risulta particolarmente evidente, se si rientra nel limite dei 5.000 km annui percorsi. Il calcolo dei chilometri percorsi dal mezzo è affidato a un dispositivo satellitare messo a disposizione dalla compagnia assicurativa, che già oggi abilita nuovi servizi accessori a pagamento come la funzione della black box o scatola nera per rintracciare l’auto in caso di furto. 

Cosa ci aspetta nei prossimi anni: la visione di GreenVulcano

Una maggiore conoscenza dell’effettivo utilizzo del veicolo e il monitoraggio comportamentale dello stile di guida del conducente aiutano a customizzare l’offerta assicurativa in modo più efficiente. 

La grossa sfida sarà quella di avere una polizza personale che possa essere attivata su uno o più veicoli, con la possibilità di pagare per km percorsi, dinamicamente e in real-time, attraverso un’app-mobile e un device TAG in grado di identificare, all’inizio del viaggio, il driver, il veicolo e i km percorsi. 

Nel 2020, il mercato delle soluzioni per le auto connesse ha raggiunto un valore pari a 1,8 miliardi di euro, stando a quanto affermato da una recente ricerca dell'Osservatorio Connected Car & Mobility della School of Management del Politecnico di Milano, presentata durante il convegno online "Connected Car & Mobility: come riscrivere la mobilità del futuro”. Un terzo di questo mercato è rappresentato dai sistemi ADAS - Advanced Driver Assistance Systems - presenti sui nuovi veicoli: sistemi elettronici di assistenza alla guida sviluppati per migliorare la sicurezza delle auto e raccogliere dati utili al monitoraggio di diversi parametri. 

Secondo uno dei report di MarketsandMarkets, la domanda di ADAS in Europa sarà trainata dalle disposizioni di legge europee. Infatti, a partire dal 2022 tali dispositivi dovranno essere obbligatori e previsti all’interno dei nuovi veicoli. Mentre per il parco auto circolante sarà garantita la possibilità di adeguarsi entro maggio 2024.

"Sempre più spesso le aziende definiscono delle strategie per valorizzare i dati raccolti dalle smart car e adottano nuovi modelli di pricing che prevedono l'acquisto di servizi smart legati all'auto o alle strade oppure modalità pay-per-use” – afferma Giovanni Miragliotta, Responsabile scientifico dell'Osservatorio Connected Car & Mobility

“Nei prossimi anni lo sviluppo della Connected Car non dipenderà più solo dalla crescente diffusione di auto connesse o delle loro tradizionali funzionalità, ma anche dalla possibilità di pensare alle auto come a un canale di vendita "intelligente" per portare al cliente servizi innovativi o addirittura funzionalità di prodotto avanzate e sbloccabili a pagamento, come l'estensione della durata della batteria di un'auto elettrica o il potenziamento del motore". - aggiunge Miragliotta.

Dati e tecnologie per le Connected Car

L’interesse per le auto connesse deriva dai numerosi benefici che dati raccolti e tecnologie avanzate possono offrire a consumatori, imprese e pubblica amministrazione. Pensiamo a quei dati che consentono, ai gestori delle flotte, di limitare i casi di uso fraudolento, di incentivare uno stile di guida più responsabile e di programmare con anticipo gli interventi di manutenzione, ottenendo un risparmio di tempo e costi.

A ciò si aggiungono i progetti di Smart Road, come quello promosso dall’ANAS che si pone l’obiettivo di dotare il Paese di una rete stradale efficiente, in progressivo miglioramento e aperta alle nuove sfide del futuro: dall’alimentazione elettrica alla guida assistita e oltre, come nel caso dei veicoli a guida autonoma.

Un'altra opportunità offerta dai sistemi ADAS è la possibilità di stipulare polizze assicurative, in cui il premio varia in base a quanti e quali di questi sistemi sono presenti nel veicolo. Grazie a tali dispositivi, gli assicuratori possono, infatti, accedere a diverse tipologie di dato specifiche per veicolo in grado di incidere sul premio finale, come le informazioni che riguardano gli optional di sicurezza. Ad esempio, i sistemi di assistenza alla frenata hanno ridotto il rischio di sinistro del 38% rispetto alle auto di vecchia costruzione. In questo modo, la compagnia assicurativa può effettuare un calcolo più preciso del rischio di eventuali sinistri, riuscendo a segmentare i premi. 

La black box e i vantaggi per le assicurazioni

Il nuovo paradigma che prevediamo sarà vehicle to vehicle (V2V) e vehicle to connected object (V2CO). Questo vuol dire che le nostre città saranno invase da sensori per il monitoraggio continuo e costante delle condizioni ambientali che possono impattare sulla guida delle auto. Le informazioni così raccolte attivano i Sistemi Avanzati di Assistenza alla Guida (ADAS) che potranno avvisare ed assistere il driver in momenti di criticità” - ha dichiarato Marco D’Ambrosio, Business Developer di GreenVulcano.

Tra i connected objects presenti nelle auto, i più diffusi sono le cosiddette scatole nere o telematics boxes, dispositivi elettronici mobile dotati di rilevatore GPS e capaci di registrare una grande quantità di dati inerenti la condotta e lo stile di guida dell’automobilista, sinistri inclusi. La loro adozione è sostenuta dalle compagnie assicurative in quanto deterrenti contro frodi e furti, grazie alla possibilità di localizzare l’auto, semplificarne il recupero e raccogliere informazioni sulla condotta di chi è al volante. 

Un’indagine dell’ANIA (Associazione Nazionale delle Imprese Assicurative) ha stabilito che chi è dotato all’interno del proprio veicolo della black box ha una condotta di guida più responsabile, diminuendo la probabilità di provocare sinistri. Ne consegue, una riduzione dei prezzi delle polizze tradizionali Rc auto. 

Avere, quindi, in dotazione un dispositivo connesso e una piattaforma in grado di leggere in real-time i dati raccolti consente alle compagnie assicurative, ai consumatori e, al contempo, ai gestori delle flotte, di avere sotto controllo il proprio veicolo (o flotta) e le polizze assicurative stipulate. 

Anche GreenVulcano, da sempre attenta alle evoluzioni che interessano la mobilità connessa, ha contribuito allo sviluppo di tale mercato, grazie anche alla sua esperienza ventennale nel campo della telematica e più di 10 milioni di veicoli monitorati per i suoi partner. Una fra le diverse soluzioni offerte è il servizio Pay Per Mile, un dispositivo che colleziona i dati dei tragitti su mappa effettuati dal veicolo, analizza le condizioni meteo ed eventuali crash, definisce lo stile di guida dell’assicurato assegnandogli un punteggio e permette la generazione di una polizza personalizzata con eventuale acquisto di km a prezzi convenienti. Infine, grazie all’identificativo univoco del veicolo è in grado di monitorare se il dispositivo stesso viene spostato da un veicolo all’altro (nel caso di più veicoli di proprietà da parte dello stesso assicurato).

La transizione 4.0, da un lato, e la pandemia da COVID-19, dall’altro, hanno portato multinazionali e piccole e medie imprese a ridefinire le logiche e i processi aziendali per adattarsi e trarre vantaggio dai nuovi scenari messi in atto. 

In particolare, i settori della mobilità e della telematica (per un approfondimento si rimanda all’articolo GreenVulcano Technologies e la trasformazione digitale del settore telematics), che hanno subito un drastico calo del mercato durante il 2020, stanno sperimentando una progressiva ripresa, guidata dalla crescente diffusione delle auto elettriche e di quelle connesse in rete (connected vehicles). Secondo stime ABI Research, le vendite di quest’ultime sono in aumento, con un tasso del 20%, grazie all’introduzione di nuove soluzioni tecnologiche come l’intelligenza artificiale (IA), il 5G e la realtà aumentata.

Inoltre, da uno studio pubblicato da TechNavio, è emerso come lo stesso settore della mobilità, o Mobility-as-a-Service, potrebbe raggiungere i 235 miliardi di dollari entro il 2025 a livello globale, con una crescita del +29% già a partire da questo 2021. 

Connected vehicles: cosa sono, quali le tecnologie e le applicazioni

Come ha affermato Marco D’Ambrosio, Head of Business Development in GreenVulcano:

«È ormai un decennio che i veicoli connessi alle infrastrutture tecnologiche dei provider telematici beneficiano di un'ampia varietà di servizi, abilitati grazie alle connettività GPRS e 4G. Alcuni di questi servizi sono utilizzati direttamente dai driver e passeggeri, come ad esempio i servizi di informazioni sul traffico, i navigatori e tutti i sistemi di scoring per il driving behavior. Altri, come l’ottimizzazione e la gestione delle flotte o l’utilizzo, la manutenzione e l'efficienza dei veicoli, sono gestiti principalmente dai produttori di automobili e dai provider telematici.»

Una delle tendenze in atto, tra le aziende produttrici di automobili, è quella di integrare direttamente - previo consenso dell’utente - i dispositivi telematici dotati di connettività a Internet a bordo dei nuovi modelli, con l’intento di monitorare ed elaborare le informazioni dettagliate del veicolo stesso, i dati GPS e di diagnostica di bordo e le specifiche dell’OEM - Original Equipment Manufacturer. Tali informazioni vengono poi visualizzate attraverso una piattaforma online di fleet management, che ne consente l’estrapolazione di quelle ritenute rilevanti e di valore per provider o società assicurative. 

Inoltre, ha aggiunto D’Ambrosio:

«Nei prossimi cinque anni ci sarà una rivoluzione ed un salto tecnologico che cambierà l’intero paradigma della auto connessa, grazie anche al 5G che permetterà l’introduzione massiva nel mercato dei Sistemi Avanzati di Assistenza alla Guida (ADAS), già di fatto presenti sulle auto di nuova generazione ma non ancora nel pieno delle loro potenzialità.»

L’introduzione del 5 G, infatti, permetterà di migliorare le prestazioni, la velocità e l’affidabilità della connessione ad Internet in mobilità e di trasferire e inviare grandi quantità di dati in una frazione di tempo molto più bassa rispetto al 4G.

Come si inserisce GreenVulcano Technologies all’interno di questo contesto?

Il ruolo di GreenVulcano Technologies

GreenVulcano è da sempre attenta alle evoluzioni che interessano il settore della mobilità. Grazie alla sua ventennale expertise e alla collaborazione con aziende leader nel settore, ha l’obiettivo di sviluppare le tecnologie più efficienti e più efficaci per quanto riguarda i servizi di:

«Il nuovo paradigma che prevediamo nei prossimi anni sarà vehicle to vehicle (V2V) e vehicle to connected object (V2CO). Questo vuol dire che le nostre città saranno invase da sensoristica per il monitoraggio continuo e costante delle condizioni ambientali che possono impattare sulla guida delle auto. Pensate a una videocamera intelligente che individua una buca sul manto stradale o la presenza di un incidente su strada, o ancora l’attraversamento di un pedone, e in tempo reale comunica queste informazioni direttamente alle auto che procedono in quella determinata direzione. Le informazioni così raccolte attivano i Sistemi Avanzati di Assistenza alla Guida (ADAS) che potranno avvisare ed assistere il driver in momenti di criticità.» - ha concluso D’Ambrosio.

La partecipazione del Gruppo all’OCTO Connected FORUM

«La mobilità connessa rappresenta quindi una rivoluzione destinata ad avere un impatto profondo non solo sul nostro modo di utilizzare l’auto o i mezzi di trasporto, ma più in generale sul nostro stile di vita» - ha dichiarato infine Nicola Veratelli, OCTO Group CEO e promotore dell’OCTO Connected FORUM, evento sulla mobilità connessa che si terrà il 17 Settembre. 

L’appuntamento coinvolgerà tutti gli stakeholder chiave del settore, al fine di confrontarsi sui temi e le priorità da affrontare per la competitività e il successo della Smart Mobility in Italia. 

Anche la GreenVulcano Telematics Business Division parteciperà, in qualità di technical supplier, al FORUM, organizzato da OCTO Telematics insieme a The European House Ambrosetti. Quali gli argomenti di discussione? Tra i più importanti, si parlerà di gestione dei veicoli e delle flotte, esperienza di viaggio degli automobilisti e infrastrutture intelligenti. 

Cosa aspetti? Iscriviti! Vieni a trovarci all’OCTO Connected FORUM e visita il sito per conoscere le soluzioni applicate al settore della mobilità.

L’Industrial Internet of Things sta cambiando profondamente il modo in cui le imprese gestiscono i processi produttivi, abilitando nuovi modelli di business. In particolare, sta consentendo alle imprese stesse, operanti all’interno dei diversi settori, di perseguire un approccio data driven, trasformando il patrimonio di dati generato dagli applicativi smart in vero e proprio vantaggio competitivo.

Stato dell’arte e settori in crescitaSecondo i dati rilasciati dall’Osservatorio Internet of Things 2021 del Politecnico di Milano, il valore complessivo del mercato italiano si attesta sui 6 miliardi di euro, reggendo l’impeto della pandemia.

Fonte: Politecnico di Milano / Dipartimento di Ingegneria Gestionale

Sebbene la crescita più significativa sia legata alla Smart Home, trainata in particolare dal boom degli assistenti vocali e della domotica, ambiti come Smart Agriculture, Smart Factory, Smart Logistics e Smart City sono cresciuti notevolmente rispetto al 2019. Inoltre, circa il 54% delle grandi aziende e il 13% delle PMI italiane hanno avviato, nell’ultimo triennio, almeno un progetto di I-IoT, riguardante in particolar modo le analytics, il cloud manufacturing, la manifattura additiva e l’advanced automation. 

Non stupiscono, quindi, le stime dello studio IDC “Worldwide Internet of Things Forecast, 2020-2025” secondo cui, per il 2025, saranno quasi 55,9 miliardi i device e gli oggetti connessi nel mondo e circa 79,4 ZB i dati generati da questi ultimi, in crescita rispetto ai 13,6 ZB prodotti lo scorso anno. Un ecosistema, afferma McKinsey in The Internet of Things: Mapping the value beyond the hype,  dal valore economico pari a 11 trilioni di dollari l’anno

Quali allora i vantaggi per le imprese? E in che modo è possibile cogliere le opportunità da questa trasformazione digitale messa in atto e promossa dal Piano Nazionale Transizione 4.0?

I vantaggi dell’I-IoT 

Dalla ricerca dell’Osservatorio e dal white paper che noi di GreenVulcano abbiamo rilasciato in merito a tale tematica, è emerso come la presenza di dispositivi smart possa generare numerosi benefici per consumatori, imprese e pubblica amministrazione, non solo dal punto di vista economico-finanziario ma anche per quanto concerne gli aspetti di sostenibilità ambientale e riduzione del rischio. Difatti, come affermato da Angela Tumino, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things 202:

La crescita della cultura digitale delle imprese ha favorito lo sviluppo di una maggiore consapevolezza dei costi e dei benefici abilitati dalle tecnologie IoT per cittadini, aziende e PA, in termini economici, ambientali e di riduzione del rischio. Questi benefici evidenziano come l’IoT possa avere un ruolo chiave nella trasformazione digitale del Paese.

Non a caso, la crescita dell’Industrial Internet of Things ha fatto sì che si riducesse il divario tra grandi imprese e PMI, propense a innovare secondo i dettami dell’Industria 4.0, grazie anche al supporto del governo che ha dato vita al Piano Nazionale Transizione 4.0 (per saperne di più leggi l’articolo su Innovazione, agevolazioni fiscali e sostenibilità: linee guida per la Transizione 4.0 delle imprese). In particolare, le aree di intervento su cui puntare per cavalcare quest’onda della digital transformation riguardano:

Il ruolo di GreenVulcano Technologies

Alla luce dei numeri espressi e del contesto all’interno del quale, come imprese, ci troviamo ad operare, è opportuno sottolineare l’importanza dell’integrazione tra i sistemi di produzione e i sistemi dedicati alla gestione del dato, spesso oggi in linea con la parte commerciale e contabile dell’impresa, ma non integrata per la pianificazione e la produzione. 

Nello specifico, il patrimonio dei dati generato dall’applicazione dell’I-IoT nelle industrie e all’interno della supply chain rappresenta un valore dal potenziale enorme per le imprese. Quali, quindi, le competenze da sviluppare per analizzare e gestire tali dati raccolti da impianti e macchinari connessi? Come si inseriscono le nostre soluzioni e i nostri servizi di consulenza? 

Da sempre, ci proponiamo come un partner in grado di offrire soluzioni mirate per permettere alle imprese di presidiare questa transizione digitale, forte della ventennale esperienza in:

Vuoi saperne di più? Vuoi scoprire strategie e metodologie innovative per ottimizzare i processi produttivi aziendali e cogliere le grandi opportunità offerte dal PNRR? 

Scarica qui il white paper su “Transizione 4.0: la spinta al tessuto industriale verso il compimento del paradigma industria 4.0” e registrati al webinar che terremo, insieme a Smactory, software house specializzata nello sviluppo di tecnologie per l’Industria 4.0. e Orrick, studio legale internazionale leader in Italia nella consulenza finanziaria, il 6 Luglio alle h.17:00

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